Buon Compleanno CHUCK BERRY

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Charles Edward Anderson Berry è nato a Saint Louis, nel Missouri, il 18 ottobre 1926. Gli anni in cui il rock non esisteva e la storia era ancora da scrivere. Ci pensò lui: con ‘Roll Over Beethoven’, ‘Rock and Roll Music’ e, soprattutto, ‘Johnny B. Goode’. E ora, primo in 38 anni, arriva un nuovo album

Non è facile intimidire vecchi esperti teppisti del rock come Keith Richards eppure se andate a rivedervi i filmati in cui il chitarrista degli Stones è accanto a Chuck Berry sembra di vedere un bambino di sei anni che incontra Topolino. O meglio un rocker che incontra Dio. Richards in particolare ce l’aveva con quei perfidi riff che il buon Berry aveva infilato agli inizi dei suoi pezzi, uno per tutti quello celeberrimo di Johnny B. Goode su cui si sono formate generazioni di chitarristi (lo stesso degnamente celebrato in Ritorno al futuro). Ma non è solo lui. Stones, Beatles, Who, chiunque tra gli inglesi che hanno fondato il rock guardava con lente mitica a quella versione black del rock’n’roll, alla sua fluida e anticipatrice capacità di raccontare storie.

Quella di Johnny B. Goode è addirittura un archetipo della narrativa rock, un umile qualsiasi ragazzino, un qualsiasi Johnny d’America che un giorno chissà, potrebbe avere il nome in cartellone, diventare famoso. E poi tante altre: ragazzine alle prime esperienze, telefonate d’amore, scorribande, tanti “scuoti e rotola” come era giusto fare una volta scoperto il ritmo del diavolo. Berry, che oggi compie 90 anni, oltre che un genio, era anche un simpatico guascone che sapeva intrattenere la gente, e riuscì forse per primo a bucare gli steccati che dividevano pubblico bianco e nero, mise la sua travolgente versione del rock’n’roll a disposizione di quanti, dopo, seppero coglierla. E forse potranno coglierla anche il prossimo anno, nel 2017, quando uscirà un suo nuovo disco, semplicemente intitolato Chuck (su Dualtone Records), il primo quasi interamente fatto di inediti in 38 anni. L’ultimo è Rock It, pubblicato del 1979.

Beatles non si limitarono a incidere qualche cover del maestro, come si usava allora, la più celebre delle quali è certamente Roll Over Beethoven, continuarono a tenere a mente le sue invenzioni, Lennon in particolare che si ispirò brutalmente a You Can’t Catch Me di Chuck Berry (con tanto di verso quasi identico: “Here come up flattop, he was groovin up with me”) per il suo capolavoro Come Together, con inevitabile causa intentata dall’editore del pezzo e risoluzione bonaria ottenuta con la promessa di Lennon di incidere alcuni pezzi gestiti da quello stesso editore.

Chuck Berry dal suo canto ha cercato di vivere la sua vita con discreta spudoratezza, edonista, arraffasoldi, ha avuto costantemente guai con la giustizia (all’inizio addirittura per rapina), soprattutto per un evento che fu decisivo per stroncargli la carriera. Nel 1959, quando era all’apice del successo fu accusato, e condannato a tre anni di reclusione, per aver avuto una relazione sessuale con una ragazza di 14 anni. Per lui sembrava finita, ma furono proprio i gruppi inglesi, e la loro venerazione, a riportarlo in auge. Ma è rimasto un tipetto poco raccomadabile, ne sanno qualcosa gli impresari che hanno avuto a che fare con lui. Di solito girava il mondo senza la band, chiedeva di mettergli a disposizione un gruppetto del posto, dando per scontato che i suoi pezzi dovessero essere ben noti a tutti, e si presentava sul palco spesso senza neanche aver provato. Il risultato non era dei migliori, come si può immaginare, un altro genio votato a dissacrarsi da solo, a fottersene del suo splendido mito, a volere soldi “molti, maledetti e subito”, alla faccia dei bianchi che secondo lui lo hanno perseguitato per tutta la vita. Gli bastava salire sul palco, imbracciare la chitarra, partire col riff di Johnny B. Goode e toccava a chi c’era tenergli dietro, mentre lui sfoggiava l’altro suo marchio di fabbrica, anche questo imitatissimo, ovvero il duck walk, il passo dell’oca, o meglio dell’anatra per non confonderlo con l’omonimo passo di marcia nazista. Lui col duck walk volava sul palco continuando a suonare la chitarra, alte acrobazie di un genio fermamente intenzionato a non apparire come tale.

da La Repubblica

 

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